Post da Luglio 2008
E’ stata publicata giovedì sul “Riformista” questa recensione di Indiana, a firma di Emma Fattorini .
Specchio, da sempre delle proiezioni dell’Occidente, di volta in volta idealizzanti o demonizzanti, il ritorno all’India si ripresenta puntualmente nelle fasi di passaggio o di crisi della nostra civiltà, del suo pensiero, dei suoi intellettuali. Secondo tre modalità che Amartya Sen chiama modalità esoticista, quella idealizzante (pensiamo al romanticismo tedesco incantato dall’India, perché racchiudeva una Ragione altra oltre a quella del freddo razionalismo illuminista),quello opposto, l’approccio magisteriale, che vedeva gli indù primitivi e dunque bisognosi della tutela britannica.
C’è infine una terza modalità che Sen chiama curatoriale. Vorrei dire, senza sembrare troppo pomposa, che è in quella che metterei il lavoro di Mariella Gramaglia in India dove ha vissuto , per un anno, lavorando con le donne del grande sindacato femminile indiano Sewa. nella città di Ahmedabad nello stato indiano del Gujarat. (continua…)
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Sul Corriere della sera di martedì 22 luglio è comparsa questaa recensione di Indiana a firma di Cinzia Fiori.
“Qualunque cosa tu dica dell’India, è sempre vero anche il suo contrario”. L’antico proverbio del subcontinente si rivela a Mariella Gramaglia con il tempo. Quando, seguendo un percorso lungo un anno, acquisirà una conoscenza approfondita del Paese. Sarà allora che gli opposti estremismi de La speranza indiana di Federico Rampini e della saggistica politica di Arundathi Roy provocheranno pagine sdegnate.
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E’ uscita mercoledì 16 luglio, sul Secolo d’Italia, questa recensione di “Indiana” a firma di Roberta Tatafiore.
Succede che un giorno del 2007 l’assessore alla comunicazione e alle pari opportunità del Comune di Roma, Mariella Gramaglia, si dimette e parte per l’India. No di certo da turista per caso, bensì da viaggiatrice consumata nel paese che ha dato i natali al Siddharta Gautama Buddha e che, ben prima di aver attirato su di sé l’attenzione mondiale per via dell’irresistibile ascesa economica, ha sempre esercitato un grande fascino sull’Occidente. Anche Gramaglia è presa dalla fascinazione culturale e spirituale (ma anche politica) per l’Unione Indiana, e però da donna con i piedi ben piantati in terra questa volta parte con un incarico del Progetto Sviluppo della Cgil per lavorare a due interventi di cooperazione internazionale: (continua…)
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E uscita sull’Unità di lunedì 14 una recensione di Indiana a firma di Lidia Ravera.
“Sono spesso giovani, sottili, energiche, più energiche di noi, come spesso accade alle persone determinate nei paesi poveri.Eppure a me viene naturale pensarle come sorelle maggiori”, così Mariella Gramaglia, femminista storica, già deputata eletta con l’ormai impensabile “sinistra indipendente”, per sei anni assessore al Comune di Roma, per le politiche della “semplificazione” e delle “pari opportunità” , descrive le attiviste indiane del Sewa (Self Employment Women’s Association), l’unico sindacato autonomo di donne nel mondo che conta un milione di iscritte. Dice di sentirle più grandi di noi, femministe occidentali, anche se sono più piccole, perché sono capaci di “ senso dell’organizzazione,gusto di tenere insieme le forze attraverso regole, codici di comportamento, memoria e valori condivisi”, e quindi sono unite “come una foresta, che è diversa da una somma di alberi”. Le ammira, Mariella Gramaglia, le “sorelle” del Sewa , ed è andata a cercarle.
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Lunedì, 14 Luglio, 2008 · 5 Commenti
Sul manifesto di ieri è comparsa questa mia lettera a Paolo Flores d’Arcais sulla manifestazion dell’8 luglio e contestualmente la sua risposta che pubblico di seguito.
Caro Paolo,
ti scrivo d’impulso, per la stima che porto alla limpidezza della tua infaticabile testimonianza civile, dopo un punto di non ritorno: la manifestazione di piazza Navona.
Qualcosa deve inevitabilmente cambiare nelle strategie e nelle forme di comunicazione di coloro che hanno a cuore la democrazia.
Lo stile innanzi tutto: la compostezza, il ragionamento, addirittura il silenzio collettivo, come forma estrema di testimonianza, si addicono meglio dei fescennini al lutto che portiamo per la decadenza del nostro paese.
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Cara Mariella, alcuni giorni fa il quotidiano che ci ospita pubblicò una prima pagina in cui campeggiava una gigantesca foto del presidente Napolitano su cui era sovraimpressa la scritta “L’ammorbidente”. Davvero il Napolitano-Morfeo di Beppe Grillo è attacco più pesante? Il Manifesto, quel giorno, ha esercitato seria critica politica o “bisboccia fuori porta”? La prima, a mio parere. I cento maggiori costituzionalisti hanno dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio il carattere anticostituzionale del lodo-Alfano, dunque logica vuole (LOGICA, quanto di più sobrio, irrinunciabile, e opposto a ogni “bisboccia fuori porta”) che delle due l’una: o i costituzionalisti hanno ragione, e allora il “custode della Costituzione” non deve firmare l’obbrobrioso lodo.
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Un’amica, Silvana Licursi, mi invia tre foto, belle e allegre, della presentazione di Indiana alla Sala stampa estera di Roma il 30
giugno scorso. Grazie.


Sono riconoscibili da inistra: Marina Forti, Elisabetta Rasy, Emma Fattorini, Giuliano Amato, Carmine Donzelli, Mariella Gramaglia, Laura Salvinelli
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Compare questa settimana sul Mumbai Times un’intervista a Dolly Thakore, la protagonista dei “Monologhi della vagina” in hindi, di cui parlo in Indiana. Sullo sfondo si intravede il suo salotto teatrale e, nella foto piccola, il Buddha di ottone dello Sri Lanka che mi aveva incantata.

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Il due luglio è uscita su “Europa” questa bella recensione di “Indiana”, a firma di Nicola Mirenzi.
C’è chi la racconta sfavillante, misurandone la lucentezza con la crescita straripante del Pil. Chi invece la vede smarrita, e piange pasolinianamente la sua anima antica, uccisa dall’avanzare del “progresso”. Ma l’India di oggi non sta né nell’una né nell’altra immagine: è in entrambe. Due libri, India (Isbn Edizioni), curato da Gioia Guerzoni, e Indiana.
Nel cuore della democrazia più complicata del mondo (Donzelli), di Mariella Gramaglia, lo spiegano bene al lettore italiano, chiarendo l’apparente paradosso di un vecchio proverbio indiano: «Qualsiasi cosa tu dica dell’India, è sempre vero anche il suo contrario».
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Fabio Lucheroni, l’amico itialiano e bombaita di adozione di cui parlo nel capitolo finale di “Indiana”, dedica una recensione al libro sul suo blog, insieme a una bella foto di me e Laura Salvinelli nel traffico di Ahmedabad, nei giorni in cui è venuto a trovarci insieme a Patrizia Costa e a scoprire con noi un altro pezzo di India.
Per chi è interessato all’India il suo blog è una fonte preziosa, di notizie, di informazioni dalla stampa, anche economca, indiana, di immagini, e soprattuto di numeri. In una rubrica, “I numeri parlano”, riesce a descrivere sinteticamente l’India meglio di tanti saggi e pamphlet.
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