Incontri di polizia

Questo articolo è uscito il 17 maggio 2007 sul quotidiano “Il Riformista”.

 

 

Una donna coraggiosa e una donna innamorata hanno riaperto in India uno dei dibattiti più dolorosi: quello sulla diffusa, impunita, spesso esibita, licenza di uccidere della polizia.

La donna coraggiosa, la signora Johri, è un magistrato di Ahmedabad che ha assicurato alla giustizia tre alti ufficiali, potenti a ben ammanicati con il presidente della regione, uno degli esponenti di spicco del BJP, il partito conservatore di stretta osservanza induista.

La donna innamorata è morta: si chiamava Kauserbi e non ha voluto a nessun costo lasciare il suo uomo quando la polizia gli ha intimato di scendere dal pullman che li portava dal Karnakata al Gujarat. Temendo gli urli e l’attenzione degli altri viaggiatori, i poliziotti se la sono trascinata con loro. Ucciso l’uomo quasi subito a sangue freddo, l’hanno torturata e stuprata per due giorni, prima di finire anche lei. Il suo sacrificio ha permesso di ricostruire qualche pista d’indagine, cosa rarissima in questi casi, e ora non resta che sperare ch la sigora Johri riesca a lavorare.

Naturalmente la versione ufficiale della polizia è tutt’altra: della donna nulla sanno, mentre l’uomo era un pericoloso terrorista musulmano e kashmiro intenzionato a portare a termine un attentato contro il presidente della regione, appassionato campione dell’integralismo indù.

Lo sport di uccidere a sangue freddo da parte della polizia, qui in India, ha un nome: si chiama, con un eufemismo imbattibile, “incontro” o, al massimo, quando è impossibile far tacere i dubbi, “falso incontro”. Già, perchè i criminali “si incontrano” e presumibilmente con essi si ingaggiano degli scontri a fuoco: peccato che avvengano tutti di notte, che non ci siano mai testimoni e che le cronache non riferiscano in nessuna occasione di un poliziotto ferito.Anche sui dati è difficilissimo avere fonti attendibili. Solo in Uttar Pradesh, dove è in corso un guerriglia strisciante con il movimento naxalita, le organizzazioni internazionali per i diritti umani sono riuscite a far circolare qalche dato vicino al vero, ma probabilmente ancora approssimato per difetto: 122 “incontri” in due anni.

Nella Mumbai ribalda e moderna lo specialista di “incontri” è una delle figure del successo: è riconosciuto come tale, fa soldi, fa carriera, tratta da pari a pari con i potenti della politica e con quelli della criminalità. Non sempre ammazza e certo non secondo regole prevedibili:patteggia e rompe i patti, assesta il suo potere e ne cambia gli equilibri a seconda delle convenienze.Ben due romanzi di successo internazionale lo hanno scelto come protagonista: “Maximum City” di Suketu Metha e “Giochi sacri”di Sartaj Singh. Non è casuale: Mumbai ribolle di trasformazioni come le metropoli americane degli anni trenta e anche qui le figure del male alimentano l’immaginario collettivo. La saggezza dei poveri, invece, liquida il tutto senza tanti compiacimenti: “sangue nelle mani, oro nelle tasche”.

Già, ma la spirale del sangue e dell’oro si può spezzare? Di questo discutono giornalisti e intellettuali. Le proposte sono tante e anche molto tecniche Un primo gruppo riguarda la piena restituzione alla polizia dell’autonomia dalla politica, dato che oggi gli alti ufficiali vengono trasferiti, da uno stato regionale all’altro, sulla base del gradimento dei politici.Tra le varie misure si prevede un’autonoma autorità garante, cui i poliziotti debbano obbligatoriamnte rivolgersi ogni volta che un politico chieda loro di agire contro la legge. E’ una misura molto osteggiata, anche apertamente, da diversi parlamentari, il che è rivelatore dei tanti nessi a delinquere tra i due mondi.

Un’altra serie di misure è proposta dal grande scrittore e giornalista Khushwant Singh, l’autore di “Quel treno per il Pakistan”, insuperata testimonianza degli orrori della partition.

Khushwant Singh è rimasto un militante della democrazia e della costruzione dell’India cone grande masala di popoli. Dopo il terribile massacro di migliaia di musulmani avvenuto in Gujarat nel 2002-2003, ha scritto un pamphlet disperato fin dal titolo: “La fine dell’India”. Se l’India si arrocca nel modello dello stato confessionale indù in maniera speculare ai suoi vicini pakistani, prendendo a pretesto il terrorsmo e piegando la polizia alla lotta politica e ideologica, è la fine della sua storia, della sua originalità e della sua lezione politica. Di qui l’idea di sovrarappresentare i musulmani nella polizia e nei suoi quadri dirigenti in ogni area in cui siano minoranza., cioè quasi ovunque. Nulla di più impopolare, perchè in India molti purtroppo condividono un detto che piacerebbe ai nostri nipotini di Oriana Fallaci: “è vero che non tutti i musulmani sono terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani”.

E dire che gli indiani hanno perso il loro amatissimo padre Gandhi per mano di terroristi indù.

 

 

 

 

 

 

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2 risposte a “Incontri di polizia

  1. forse è un commento fuori tema…
    ma la cosa che
    più mi ha sorpresa nell’ultimo periodo, è che su io donna, due sttimane, fa è uscito un articolo entusiastico sulla squadra di polizziotti antidroga di mumbai, i quali ovviamente non facevano mistero della loro “licenza di uccidere” e ne difendevano l’utilità e il diritto.
    che dire??

  2. Che dire? Articolo coraggioso. Donne coraggiose. Denunce coraggiose. Senza coraggio non arriveremo mai da nessuna parte.

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