Altre costruzioni buone dopo lo tsunami

Vallapallam è qualcosa di più di un villaggio. Secondo i nostri standard sarebbe una piccola cittadina di ventunomila abitanti. Ma le piccole case, o le capanne con le pareti di muratura e i tetti spioventi tessuti in un fitto intreccio di rami e foglie di palma da cocco, si nascondono sotto i palmeti, in mezzo ai piccoli boschi di manghi e di anacardi, oppure si raggruppano rade ai margini dei campi di riso. Qualche moto, poche vecchie Ambassador, nulla che somigli al caos urbano. La maggior parte delle famiglie vive di agricoltura, soltanto trecento nuclei ancora resistono nella pesca, testardi e coraggiosi testimoni dello tsunami e della possibilità di sopravvivergli.

 

Eppure sono loro i protagonisti, loro a decidere dove è il centro di Vallapallam: dove la strada di sabbia e terra battuta si allarga in uno spiazzo, la foresta e il sottobosco finiscono e il mare è a portata di sguardo e di lavoro.

 

E’ esattamente qui che “La Stampa” ha portato i frutti della solidarietà dei propri lettori. Gonna rossa, camicetta rosa, grandi fiocchi a legare trecce, in divisa come sempre usa in India, le bambine sono le prime a venirci incontro all’uscita dalla scuola costruita dalla fondazione “La Stampa”. Una scuola per trecentottantacinque bambini, centonovantanove maschi e centottantasei femmine, riservata alle famiglie colpite dallo tsunami, che li porterà a quello che in India viene definito “ottavo standard”, il completamento della scuola dell’obbligo, un più che discreto livello d’istruzione in un paese in cui l’analfabetismo pesa ancora per il 22% nella fascia di età fino ai quattordici anni. La scuola è spartana, ma ha un bel cortile interno di sabbia e palme, tanti mappamondi sparsi per le classi, dove i bambini, all’arrivo dei visitatori, cercano con il dito l’Italia, libri, quaderni, una mensa per il pasto di mezzogiorno e un grande modello di corpo umano, con gli organi colorati che si svitano e si avvitano, un po’ inquietante, ma a quanto pare didatticamente efficace. A fianco un’altra realizzazione della fondazione “La Stampa”: un centro sociale dove si incontrano i gruppi di abitanti, tra loro e con le organizzazioni non governative che continuano a seguire la ricostruzione, dove funziona una scuola di informatica di base per i ragazzi più grandi e dove, ogni volta che la vita continua, si festeggiano matrimoni e ricorrenze felici. Joe Velu, presidente dell’associazione non governativa indiana “People’s Development Association” e partner dell’organizzazione italiana “Gruppo di umana solidarietà Guido Puletti” www.gus-italia.org , che ha affiancato “La Stampa” nella messa a punto dei progetti post-tsunami, sia in India che in Shri Lanka, ricorda ovviamente ogni dettaglio: “ Due giorni dopo lo tsunami questo luogo era un deserto: pensavamo che fossero tutti morti. Poi, piano piano, li abbiamo ritrovati, nei campi di accoglienza o nascosti terrorizzati nella foresta e li abbiamo convinti a tornare e a riprendersi le proprie terre. Qui i morti sono stati quaranta, di cui venti bambini. Ma era la devastazione che lasciava senza fiato: feriti, carcasse di animali, non un casa rimasta in piedi, un’immensa buca dove oggi c’è la scuola, strane dune che stravolgevano il paesaggio. Poi, con il sostegno dei donatori, abbiamo cominciato a ricostruire: “La Stampa” è famosa in tutta la zona, è stata la prima ad aprire scuola e centro sociale il dieci ottobre 2005”.

 

La prima, ma non la sola. La gara di solidarietà ancora si percepisce a quasi tre anni di distanza. Vallapallam è un villaggio particolarmente difficile per la pesca: quasi un chilometro di sabbia bagnata e melmosa separa la riva dall’acqua fonda, buona per la pesca. I pescatori, sul far del giorno, trascinano le grandi barche di legno, da quattro uomini, a mano e con le funi. Eppure, quelle barche del ritorno alla vita, tutte dipinte come usa in India, sprizzano gioia e colore: Shiva in trono, cuori infranti, corone di calendule, Meenakshi, la dea del tempio di Madurai, dai lunghi capelli sciolti, a prua. Tra le ambizioni del futuro c’è anche quella di costruire un pontile che allevi la terribile fatica del trascinamento che si aggiunge a quella del mare, ma intanto altri progetti crescono.

 

“Solidar” www.solidar.org , un consorzio di sindacati europei di diversi paesi, guidato dal sindacato austriaco, oltre a comprare le nuove barche dei pescatori, sta chiudendo un cantiere di settantadue case a due piani, semplici e dignitose, ma dotate di bagno, grande lusso in India e grande sollievo per le donne indiane. In più, investe, come molti attivisti sociali in Asia, sui gruppi femminili di microcredito, e su forme molto semplici di prestito e risparmio bancario, per incoraggiare l’autonomia femminile e tradurre in valore sociale per la comunità la maggiore saggezza e la maggiore ansia per il futuro che é di solito delle donne: a tal punto sono ormai diffuse queste esperienze che una circolare della “Reserve bank of India” del 30 giugno 2005 invita ogni banca a riservare loro un ramo d’azienda. Nittya, che guida un gruppo che porta il nome di Madre Teresa e ha sede tra la soglia della sua capanna e un filare di alberi di banane, ha appena prestato mille rupie a una socia per le spese mediche e cinquecento a un’altra per attrezzi agricoli; ora vorrebbe fare il grande salto, ottenere un credito collettivo per avviare il gruppo a un ‘attività di intreccio di rami di palma da cocco per tetti e stuoie.

 

Questa zona di costa, industriosa e bella, situata fra due gioielli d’arte e di attrazione turistica come il Tempio Pallava dell’ottavo secolo di Mamallapuran e l’immensa città sacra, dedicata agli amori di Shiva e Meenakshi, che occupa il centro di Madurai, sembra avere speranze di sviluppo: nasce un nuovo porto a Nagapattinam e un nuovo aeroporto a Karaikel. I ragazzi più ambiziosi si specializzano nei mestieri tecnici e nei servizi avanzati. E tuttavia il futuro è ancora incerto, il rischio tsunami si è nuovamente annunciato già per quattro volte e, per dirla con Joe Velu: “dobbiamo abbiamo avere la responsabilità di ricordare nella gratitudine le tante persone che non abbiamo mai visto in faccia e ci hanno immaginati nella nostra sofferenza”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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