Una recensione di Adrano Sofri

Riprendo dalla rete una recensione di “Indiana” scritta da Adriano Sofri e pubblicata su Repubblica il 13 giugno.

UN´ITALIANA NELL´INDIA DELLE DONNE CORAGGIOSE

Con l´unico sindacato femminile del mondo, Sewa, un milione di iscritte, ha lavorato all´alfabetizzazione, al microcredito nei villaggi

di ADRIANO SOFRI

Vi racconto una bella storia, così come l´ho capita. Insegna cose preziose, agli uomini, e specialmente alle donne. O viceversa.
Riguarda Roma, l´India, il cambiamento di vita. La protagonista è Mariella Gramaglia. Un paio di anni fa era assessore nel Comune di Roma. Il Comune di Roma aveva il vento in poppa, e Mariella in particolare. Aveva una bella famiglia, un ricco curriculum: il ‘68, il femminismo, la collaborazione a giornali importanti e a Radio 3, la direzione di Noi donne – la prima di una donna non cresciuta alla scuola di partito – una legislatura da parlamentare… Fu a quel punto che a Mariella sembrò di dover cambiare vita. «Lentamente le parole hanno cominciato a morirmi in gola e le energie nelle mani. Vedevo il mio futuro conficcato in un notabilato che mi appariva torbido e privo di sorprese, come se la mia vita fosse già tutta scritta». Così se ne andò, dove si va a cambiare vita, in India. La sua non è stata l´India di un ashram o di un guru. Ci è andata per la Cgil e un suo progetto di cooperazione. Era in India da qualche mese, quando un visitatore le portò il libro che faceva furore in Italia: si intitolava La casta…
Mise casa nel Gujarat, dov´è nato l´unico sindacato di donne del mondo, un milione di iscritte, si chiama Sewa. Mariella ha lavorato all´alfabetizzazione, alla ricostruzione della costa devastata dallo tsunami, al microcredito alle donne dei villaggi.
Metà della popolazione femminile indiana è ancora analfabeta. «Un lavoro collettivo immenso… Ma io coltivo anche il mio giardino. Lascio che le indiane e gli indiani mi cambino… Per guardare meglio il mio paese domani». Dal suo sguardo di donna italiana sull´India – e di indiana sull´Italia – è nato un bellissimo libro appena uscito da Donzelli col titolo: Indiana, e il sottotitolo «Nel cuore della democrazia più complicata del mondo» (pagg. 216, euro 16). Il cuore, qui, non vuol dire genericamente «in mezzo a», vuol dire davvero il cuore, e il cuore indiano che Mariella ausculta è femminile.
Immagine tradizionale, «Mother India». Qualche studioso ha descritto la dominazione coloniale come un rapporto fra il virile inglese e il femmineo bengalese… Ma l´India ha il suo maschilismo ostinato e a volte feroce. Del resto l´anima dell´India sta nella moltitudine di anime. Lo sguardo delle donne distanzia Mariella dalla soggezione ai record del Pil come dal profetismo furente cui cede Arundhati Roy, dopo le piccole cose.
Sewa nacque dalle lotte delle sigaraie contro i mediatori del tabacco, delle cucitrici di coperte dagli stracci, delle venditrici di frutta contro le estorsioni della polizia di Ahmedabad, la città in cui Gandhi fondò il suo ashram. L´aura gandhiana avvolge ancora l´azione di Sewa, con la lezione del «negoziato fraterno», della lealtà nei confronti dell´avversario.
Sewa cresce, nello scorcio del secolo passato, mentre viene meno l´occupazione maschile, tessile soprattutto. Una banca di Sewa cura il risparmio e il credito alle donne povere. Si batte contro gli usurai, che profittano di tradizioni spesso rovinose, come l´obbligo della festa di nozze e della dote alle figlie. Prende a cuore la sorte delle madri incinte e delle vedove. «Ancora oggi le eredi della grande Indira si accoccolano intorno al desco solo quando gli uomini hanno finito e mangiano quello che è rimasto, se è rimasto». Contrasta i conflitti intercomunitari e intercastali, che infiammano e insanguinano l´India. Sewa ebbe una grande leader, Ela Bhatt. Quando gli studenti di medicina delle caste alte, nel 1981, si ribellano all´ammissione di una quota fissa di dalit, i cosiddetti intoccabili, alla facoltà, facendo decine di morti, Ela Bhatt va ad affrontarli coi loro baroni: «Vedo le donne morire di parto perché nei villaggi si taglia il cordone ombelicale con un coltello sporco e arrugginito, e voi pensate ai vostri posti».
Nel 1987, in un villaggio del Rajasthan una vedova di diciotto anni, Roop Kandar, si lasciò bruciare sulla pira dopo la morte del marito. Una enorme manifestazione di donne venute da ogni angolo dell´India smascherò la pressione perversa dei fratelli e il mercato attorno al culto della ragazza. Portare con sé nella morte la propria donna è difficile da immaginare per noi, salvo che pensiamo ai femminicidi di mariti e amanti e pretendenti: e non moriamo nemmeno. E´ grazie a Sewa che oggi le donne dei villaggi imparano ad avere un nome e usarlo, e non dire di sé solo «sono la madre di Sanjai» o «la moglie di Arun». Le mie amiche di Sewa – dice Mariella. Spesso giovani, sottili. Eppure le sembrano sorelle maggiori. Perché vengono da più lontano, sono più capaci di una benevolenza reciproca. «Il loro pudico silenzio intorno al discorso sessuale, punto fondante e quasi ossessivo della disciplina gandhiana, anche se non è in nessun modo condivisibile dalla nostra cultura, appare a me un riposo dall´insolente narcisismo e dal patetico mito dell´eterna giovinezza che si respira nei nostri paesi».
Nel 1994 Ela Bhatt si dimise. Era una leader internazionale, era stata parlamentare e autrice di una grande inchiesta sulla condizione femminile, «e si è allontanata dalla presidenza di Sewa con grazia e semplicità, alla ricerca di qualcosa di più profondo». Ha scritto un libro importante: «Siamo povere, ma tante». La conversazione fra l´italiana e l´indiana è bella come una visita di Maria a Elisabetta. Dice Ela: «Gli uomini non sanno mettere la testa sulla spalla di nessuno: quando sono disperati sanno solo bere ed esibire il loro potere in famiglia». Spiega che nella banca di Sewa si intestano conti solo alle donne: un conto corrente tutto per sé. Nel suo distacco spontaneo dal potere Mariella si specchia. Quando Ela ebbe raccolto il capitale necessario a fondare la banca di Sewa, ebbe bisogno di quindici firme di socie fondatrici che ne prendessero la responsabilità giuridica. Fece venire a casa sua quattordici donne analfabete e, dall´alba fino a sera, insegnò loro a scrivere il proprio nome.
Era il 19 marzo 1974.
In un villaggio millenario, Mariella è ospite della anziana levatrice. Il governo nazionale non finanzia più i corsi per le levatrici, con l´astratta motivazione che è più moderno e sicuro ricoverare le partorienti in ospedale: solo che le contadine di villaggio non ci arrivano. Sewa investe sulla saggezza antica delle levatrici, e sulla loro formazione nella contraccezione, la prevenzione dell´aids, l´alimentazione. L´India è il paese in cui nascono poche bambine, in un mondo che sarà salvato, se lo sarà, dalle bambine. Cento milioni di bambine mancate in un decennio. Non è il governo, spiega Mariella, a fomentare la falcidie delle bambine, ma il pregiudizio delle famiglie, e di quelle medio-alte in particolare. Una legge del 1994 punisce, per la predeterminazione del sesso, medici e genitori fino a cinque anni di carcere. In realtà, perseguire il reato è difficilissimo. Le «quote» femminili sono in vigore, dai consigli di villaggio fino al parlamento nazionale, e hanno una qualche efficacia. Ma la resistenza maschilista produce un vero martirologio. «Shyama Tomar, picchiata ed esposta nuda nella piazza di Bagli Nadar perché aveva perseguito la sottrazione illegale d´acqua dai depositi collettivi del villaggio. Mathurabai, frustata e spogliata in pubblico perché aveva denunciato il precedente presidente del consiglio locale, che le estorceva denaro e le impediva di esercitare il suo mandato. Guddibai, violentata dai suoi avversari per vendicarsi delle elezioni perse. Mumtaz, stuprata e torturata da venti uomini dopo che aveva vinto le elezioni…». L´elenco continua. «E´ questa frontiera estrema, a rischio di morte, che si valica in India quando si parla di quote di donne in politica».
Mariella è appena tornata: ragioni di salute, di famiglia. Ci ha portato un bel regalo.

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Una risposta a “Una recensione di Adrano Sofri

  1. Gent.ma Dr.ssa Gramaglia, a nome di Marisa Rodano,
    MEMORI è lieta di invitarla alla presentazione del libro
    del mutare dei tempi VOL. I
    l’età dell’inconsapevolezza – il tempo della speranza. 1921-1948
    di MARISA RODANO

    Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”
    Sala degli Atti Parlamentari
    Piazza della Minerva, 38 – Roma
    martedì 24 giugno, ore 17,30

    oltre all’autrice interverranno:
    GIULIO ANDREOTTI
    FAUSTO BERTINOTTI
    ROSY BINDI
    PAOLO FRANCHI
    CARD. ACHILLE SILVESTRINI
    LIVIA TURCO

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