Cara Mariella, firmato Paolo Flores d’Arcais

 

Cara Mariella, alcuni giorni fa il quotidiano che ci ospita pubblicò una prima pagina in cui campeggiava una gigantesca foto del presidente Napolitano su cui era sovraimpressa la scritta “L’ammorbidente”. Davvero il Napolitano-Morfeo di Beppe Grillo è attacco più pesante? Il Manifesto, quel giorno, ha esercitato seria critica politica o “bisboccia fuori porta”? La prima, a mio parere. I cento maggiori costituzionalisti hanno dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio il carattere anticostituzionale del lodo-Alfano, dunque logica vuole (LOGICA, quanto di più sobrio, irrinunciabile, e opposto a ogni “bisboccia fuori porta”) che delle due l’una: o i costituzionalisti hanno ragione, e allora il “custode della Costituzione” non deve firmare l’obbrobrioso lodo.

 Oppure Napolitano sarà nel giusto a firmare, e allora hanno torto marcio i costituzionalisti, fra i quali molti ex-presidenti della suprema corte, che dunque è stata per anni sentina di ignoranza. A me sembra vera la prima ipotesi.

Quanto alla tua seconda distinzione, riconosci tu stessa che tanto piazza Navona quanto il sito www.micromega.net hanno dato tutto il rilievo ad Alexian Spinelli, rappresentante del popolo Rom. E la gran parte degli oratori il giorno prima si era fatto prendere le impronte in segno di solidarietà. Le “sensibilità tiepide in tema di xenofobia” le combatteremo sempre, ma non ne ho visto traccia a piazza Navona (e invece non ho visto il fiore dei dirigenti Pd a farsi prendere le impronte insieme a Camilleri, Ovadia, Celestini, e tanti altri “di piazza Navona”).

Infine, dovremmo davvero “ lasciare in ombra gli esercizi d’alcova dei potenti?”. Io sono un libertario, penso che in fatto di sesso tra adulti consenzienti sia lecito tutto e di più e con chiunque. Trovo insopportabile la “pruderie” sessuofobico-cristiana dell’elettorato americano che chiede a Bill Clinton se ha avuto una relazione extra-coniugale. Clinton non doveva mentire (ed essere perciò perseguito per spergiuro), doveva avere il coraggio di rispondere “sono fatti miei”.

Ma se, in cambio di sesso, il politico eroga alla stagista, o velina, o chicchessia, qualche “altra utilità” che non gli appartiene in via privata ma che costituisce risorsa pubblica, questo non sarebbe più un privato “esercizio d’alcova” ma un (mis)fatto di rilievo enormemente pubblico, forse anche criminoso, forse la forma di peculato più grave che si dia.

Insomma, se l’imperatore Caligola ama i cavalli, sono fatti suoi. Ma se in forza di tale passione nomina un cavallo senatore, questo diventa un fatto pubblico. E rispetto ai tempi di Caligola, la democrazia dovrebbe essere con i potenti alquanto più esigente.

Ma io capisco benissimo, cara Mariella, il senso partecipe e solidale della tua preoccupazione. Dobbiamo trovare il modo di essere efficaci anche in questi tempi di democrazia dimezzata, in cui è “quasi patetico lo sforzo di distinguere fra ceto politico e rappresentanti del popolo” e insomma, fuor di perifrasi, (quasi) tutti i politici sono sempre più eguali tra loro.

Qui, purtroppo, la responsabilità dei media diventa definitiva. Nanni Moretti spara a zero sulla manifestazione e i suoi organizzatori (Furio Colombo, Pancho Pardi ed io) e giustamente ottiene le prime pagine: la notizia c’è. Dario Fo difende toto corde la manifestazione e, quasi ovunque, non ha nemmeno lo spazio di qualche riga nelle pagine interne. Nanni è certo uno dei maggiori registi del paese, ma in fondo Dario Fo è uno dei sei nobel italiani per oltre un secolo di letteratura. Se invece di un ragionamento sobrio e appassionato in difesa della manifestazione, avesse attaccato Moretti con la sua stessa apodittica virulenza, forse qualcosa sarebbe trapelato sugli schermi e i giornali.

La compostezza, il ragionamento, addirittura il silenzio collettivo, come forma estrema di testimonianza”, dici tu. Di silenzio collettivo ce n’è fin troppo, direi, grazie ai media che – tranne le ovvio ed esigue eccezioni – sempre più autolimitano la loro libertà (incombe una legge che manderà in galera i giornalisti, hai sentito qualche voce di sciopero? Eppure è in gioco l’essenza stessa del giornalismo, la sua ragion d’essere), e grazie all’ombra di un’opposizione.

Compostezza e ragionamento? Senz’altro, è quello che MicroMega esercita da quando è nata ventidue anni fa. Cerchiamo pure, insieme, altre forme di azione politica efficace, visto che ogni novità si consuma in fretta, sapendo però che il vero pericolo nei tempi bui è introiettare la censura, e per paura di isolamento, di fronte a opposizioni deboli e corrive, dare spazio anche noi alle sirene della “servitù volontaria”.

Con un grande abbraccio

Paolo

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