L’India salvata dalle donne

 Il dieci agosto è uscita, sul supplemento domenicale del Sole, questa rcensione di Indiana a firma di Cristina Marcuzzo 

Uno sguardo appassionato, una sintonia attenta alle sfumature, una riflessione maturata in un arco breve di tempo, ma in uno spazio interiore ampio, arricchito dallo studio, dalla conoscenza diretta e dall’istinto di giornalista. Questo il respiro del libro. Brevi capitoli –nati da un blog costruito per una comunicazione immediata- disegnano i contorni, i rilievi, i precipizi del continente esplorato. Un’ India in filigrana di pensieri, dove l’attenzione e il rispetto compongono l’ordito. La trama narrativa è chiara: si vogliono scavalcare invece che cavalcare gli stereotipi sull’India e i miracoli della sua modernizzazione. Si parla poco della rivoluzione dell’ Information Technology e molto degli attori del cambiamento sociale, ma soprattutto delle donne che hanno contato e contano nell’aprire le strade che portano al miglioramento delle condizioni di vita della maggioranza della popolazione.

A SEWA- Self-Employed Women’s Association– il sindacato di donne per cui Mariella Gramaglia ha lavorato per alcuni mesi su incarico di una ONG italiana, va il tributo maggiore, anche (ma non solo) per aver fondato nel 1974 la prima banca di microcredito, tre anni prima della nascita della Grameen Bank di Yunus. Ma altre reti di solidarietà di donne (ad esempio quelle nate per reazione alla devastazione dello tsunami del 2004) vengono valorizzate, quasi per compensare idealmente la svalorizzazione che in India può significare nascere donna, dall’infanticidio e l’aborto al sati, l’autoimmolazione della vedova che si lascia bruciare insieme al corpo del marito morto.

Gli episodi, le vicende, i casi dell’India in divenire sono narrati con lo scopo di svelare i luoghi comuni della comunicazione mediatica, proponendo fatti e soprattutto personaggi della storia (anche quella con la lettera minuscola) dell’India in divenire. Perchè l’interrogativo di fondo rimane aperto: che cosa si intende e come si misura lo sviluppo di un paese? Ad esempio, visto che “solo 30 milioni –il 7% dei 400 milioni di lavoratori indiani- hanno un lavoro stabile, sindacalmente protetto, dignitosamente pagato”, quella elite produttiva che “galleggia felicemente su di un mare di esclusione e di sofferenza umana” non può essere sintomo di un raggiunto benessere, ma è invece spia di una distorsione del modello di sviluppo.

Questa polarizzazione è anche illustrata da episodi legati ai protagonisti di vicende emblematiche di quel paese. Quando Ela Bhatt (la fondatrice di Sewa) riuscì a raccogliere il capitale per aprire la prima banca di microcredito, doveva ancora trovare le 15 firme necessarie di socie che ne assumessero la responsabilità giuridica. “Forse Ela” –racconta l’autrice – “avrebbe facilmente trovato quindici intellettuali di buona volontà, ma, con una provocazione tipicamente gandhiana, il 19 marzo 1974, raccoglie in casa sua quattordici donne analfabete e, dall’alba fino a sera, insegna loro a scrivere il proprio nome”. Dall’altro angolo di visuale, la minaccia del populismo fanatico della destra indiana, rappresentato dal BJP (il Partito del popolo indiano) ispirato dal revanscismo induista, si incarna nel suo inquietante attore, Narendra Modi, che ha conquistato la maggioranza del Parlamento del Gujarat: noto per le sua efficienza modernizzatrice lo è purtroppo anche per i massacri dei mussulmani in quello Stato. Non vi può essere sviluppo quando una religione –come in questo caso- viene praticata “come identità e non come fede, né tanto meno come carità”, anche se vi è crescita economica, ricchezza, successo e denaro provenienti dal mercato globale e le sue opportunità.

Al ruolo della politica e delle sue scelte sono dedicate alcune delle pagine finali del libro; un omaggio a Sonia Gandhi – “l’italiana più amata del mondo” visto che l’hanno votata più di 150 milioni di persone, ci ricorda l’autrice – per l’ispirazione progressista di molta legislazione recente a favore dei contadini, dei più poveri, delle donne. Ma anche la preoccupazione che il Partito del Congresso con la politica delle quote per le backward castes negli impieghi pubblici (con la minaccia di estenderle anche al settore privato se le aziende non investiranno parte dei profitti “in programmi di istruzione e formazione professionale”) sia strumento non per superare l’ordine delle caste, ma per rappresentarle e quindi integrarle nel sistema politico e di governo del paese. Preoccupazione da condividere, perchè solo i diritti (soprattutto dei più deboli) come cittadini e persone, possono offrire il ponte di transito verso lo sviluppo civile.

Annunci

3 risposte a “L’India salvata dalle donne

  1. Non credo sia necessario andare molto lontano in India per trovare donne sfruttate o ingiustizie sul lavoro.
    Lei conosce realtà molto tristi anche in Italia ma è come se le ignorasse. I dirigenti della azienda di cui parlerò fanno parte di quella stretta cerchia di persone amiche dei politici: quindi aventi diritto non solo al denaro, ma, anche allo sfruttamento umano.
    Vorrei parlare nello specifico della Fondazione Mondo Digitale finanziata dal Comune di Roma che dovrebbe perseguire obiettivi legati alla diffusione delle tecnologie digitali nelle scuole di Roma. La Fondazione Mondo Digitale già dal suo interno attua politiche ben lontane dal “no-profit”. La dirigente guadagna la modica cifra di 8.000 euro al mese! Che in un anno diventano 100.000 euro!! Il secondo dirigente compagno della direttrice (anche qui ci sarrebbe da discutere) altri 100.000 euro!!
    L’azienda, inoltre, ha utilizzato nel corso della sua attività soprattutto lavoratori precari che venivano sfruttati nella preparazione di eventi e poi puntualmente licenziati.
    E’ in corso un’indagine dell’INPS volta a verificare la correttezza dei contratti a progetto firmati con innumerevoli persone che svolgevano invece lavori da dipendente.
    La Fondazione Mondo Digitale si è fatta promotrice dell’iniziativa finanziata dal Comune di Roma: “Donne e Nuove Tecnologie” che mira a aiutare le donne a conciliare il lavoro con la famiglia e costruirsi un’occupazione solida ed emancipata.
    Si tratta del tipico caso di chi predica bene e razzola male: la maggior parte delle donne che sono passate per la Fondazione Mondo Digitale sono state assunte a progetto, utilizzate a tempo pieno, e poi licenziate all’esatta scadenza del contratto. All’esatta scadenza perché veniva mantenuta viva, in loro, la speranza di una assunzione che non arrivava mai. In questo modo si otteneva il massimo dal lavoratore/trice, pagando il minimo (poco più di 800 euro al mese). Scandaloso è stato il caso di una ragazza a cui è stato diagnosticato il cancro che, costretta ad operarsi, ha perso il posto di lavoro perché assunta a progetto.
    E’ inutile a questo punto chiederle di impegnarsi
    per ripristinare un minimo di decenza in questa azienda perché lei queste cose le conosce già …

  2. Gentile amica o amico,
    Io, come è noto noto, non ho più responsabilità nel Comune di Roma da molto tempo. Certamente segnalerò la sua mail al direttore e al presidente della fondazione, che mi risulta essere ancora il professor Tullio De Mauro, persona autorevole e stimata.
    Tocca anche a lei far sentire la sua voce nelle diverse sedi se le accuse sono così gravi. Ma non dovrebbe cominciare con il firmare ciò che scrive? Non sarebbe più corretto?
    Mariella Gramaglia

  3. La ringrazio per la risposta, sinceramente non me l’aspettavo. Ma, segnalare la mia voce alle persone a cui lei fa riferimento non avrebbe alcun senso: come può un controllato trasformarsi in un controllore? La risposta che darebbero sarebbe scontata…
    Mio nonno diceva dall’alto della sua pragmatica ignoranza: carta canta.
    In forma cartacea ci sono riscontri concreti alle mie osservazioni, ad esempio, il numero infinito di contratti a progetto non rinnovati con annesse buste paga da fame, le dichiarazioni dei redditi dei dirigenti che, guarda caso, non sono evidenziate nel bilancio pubblicato nel loro sito web (in stridente contrasto con la tanto osannata trasparenza che dovrebbe distinguere questo tipo di aziende), i verbali dell’ispezione INPS…
    Una cosa merita, invece, di essere notata: l’indagine INPS verso le presunte (secondo il mio giudizio certe) irregolarità commesse è condotta con coraggio da una donna. Un ispettore che ha resistito anche alle pressioni dei politici della vecchia giunta comunale (anche se per me il colore non conta) che la invitavano a lasciar correre…
    Per quanto riguarda la mia volontà a restar anonimo questa è motivata da cose che forse privatamente le dirò. Mi sto però preparando a un impegno politico che parte dal basso, dai problemi degli ultimi, ad esempio i precari e gli sfruttati. Un impegno fondato su elementi concreti, ed è concreto il fatto che alla Fondazione Mondo Digitale ci sono dirigenti che ricevono denaro pubblico per 100.000 euro e licenziano precari che guadagnano 800 euro.
    Cordiali saluti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...