Cofferati in Europa e i 500.000 babbioni riflessivi

Questo articolo è uscito sul “manifesto” di martedì 31 marzo.

Ho seguito con un certa affettuosa sollecitudine i primi passi di Franceschini segretario del Pd. Non ho particolari passioni distruttive, cerco di tenere a bada le ire sdegnose e le furie moleste, non ho mai mancato in tutta la mia vita l’appuntamento con il voto . In più, benché le persone che mi sono più care si affannino a dare un po’ di ossigeno al mondo di Vendola e dintorni, il sommarsi stanco di tante sigle antiche mi sembra rendere scipita la sfida. Ma un demonio mi soffiava nelle orecchie: “Attenzione, bisogna aspettare la composizione delle liste. Lì si capirà se c’è autonomia, visione del futuro, tempra – osiamo dir così – del segretario”.Ieri è stato il giorno del demonio. E la prima indiscrezione è come un crampo allo stomaco.

Sergio Cofferati sarà – pare – candidato alle europee.

Avevo capito che Sergio Cofferati rinunciasse a battersi per diventare per la seconda volta sindaco di Bologna perché desiderava prendersi cura di un figlio piccolo e amatissimo avuto in età matura. Non sono io ad aver messo il naso in sentimenti e relazioni altrui, cosa che amo fare solo se autorizzata e partecipe. L’ho appreso in ogni dettaglio e per ogni dove: dai quotidiani, alla Tv, ai rotocalchi, cui, come si sa, almeno dal parrucchiere non si resiste. Con me, inevitabilmente, l’ha appreso anche il suo figlio maggiore che avrà dovuto fare i suoi conti con le intermittenze del cuore.

Intendiamoci, abbiamo tutti degli amici astuti che ti spiegano “la politica”: “Bada, anima candida, usare il figlio era l’unico modo per non ammettere che i bolognesi non lo avrebbero mai rieletto e per restare comunque in pista”.

Non li ho creduti: più per la stanchezza che ti prende di fronte alle furbizie eterne che per ingenuità.

Perché si può andare da Genova a Bruxelles e non da Genova a Bologna? Forse perché si conferma la regola che l’attività di parlamentare europeo è di poco momento e di molto emolumento, un ottimo congedo di paternità per vip? Mi era parso che il Pd volesse, questa volta, prendere sul serio l’istituzione e mettere al lavoro giovani intelligenze a prova di assenteismo. O no?

E poi perché non c’è un po’ di rispetto per le donne? Alzi la mano chi non conosce almeno una donna che, a una brillante carriera, ha scelto di rinunciare davvero per amore dei suoi figli. Non meriterebbe almeno di non essere presa in giro, come persona e come elettrice?

Viviamo in un tale disordine di simboli e di valori che ciò che per un genere è un dramma di vita, per l’altro può diventare un simpatico espediente mediatico?

Ma quel che più ferisce è che queste cose Franceschini le sa benissimo e la avrebbe attentamente soppesate. Infatti avrebbe dichiarato: “Cofferati è ancora molto popolare e la vicenda di suo figlio la sanno solo 500.000 persone”.

Devono avergli preparato un sondaggio. Sostitutivo di ogni principio di responsabilità. Scriveva Vittorio Foa nel suo ultimo lavoro:“Una caratteristica dell’irrilevanza dei discorsi di oggi è che l’interlocutore non ha più importanza. La parola è un impegno verso qualcuno, verso qualcosa : quando l’interlocutore non è considerato o non c’è, la parola è nel vento”.

Già, siamo solo 500.000 ad esserci informati, ad aver preso alla lettera relazioni umane e conflitti, a considerarci degni di un’ interlocuzione che avesse un nocciolo di verità: 500.000 babbioni riflessivi. E gli altri? Forse erano troppo occupati con “l’Isola dei famosi” e collocheranno la storia del sindaco di Bologna in un altro reality. Ma è davvero così l’Italia? Un luogo dove – come ci ha insegnato magistralmente Berlusconi – tutto può esser detto e smentito, affermato e negato, perché tutto è uguale e irrilevante?

Io spero ancora di no. Spero in una smentita sdegnata di Franceschini. Lo spero per il Pd e anche, sia detto senza ironia, per Cofferati. Per quel po’ di ordine che, quando non si è più ragazzi, vale la pena per tutti di mettere nelle proprie relazioni e nei propri affetti.

 

 

 

 

 

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5 risposte a “Cofferati in Europa e i 500.000 babbioni riflessivi

  1. cara Mariella, la tua riflessione è come le cose che fai tu: esprimi in modo semplice e diretto concetti complessi e delicati. in questo caso il problema della coerenza in politica, ma anche quello de “il parcheggio degli elefanti”. Io penso che pur di non subire una sconfitta troppo forte, che avrebbe verosimilmente conseguenze drammatiche per la sinistra in Italia, conviene talvolta scendere a compromessi (sapendolo e non prendendosi in giro da soli, ovviamente). Rosi, che è donna e quindi più diretta, ha sentenziato: “Mariella ha ragione e basta”. eccoti un giudizio di due spettatori un pò disillusi dalla politica del PD.
    Buon lavoro; hai un bel sito! complimenti, con affetto Alberto D’Amato e Rosi Palomba.

  2. cara mariella,
    ho provato prima sconcerto e poi scandalo, anche se fino ad ora ho tenuto per me queste reazioni. Non mi ero unita al coro degli apprezzamenti anche se ero stata tentata da dichirazioni contro corrente, una voce mi diceva che c’era puzza di strumentalizzazione del sentimento paterno. tu dici: come si sentirà il primo figlio, ma io mi chiedo: come si sentirà la sua compagna, mamma del piccolo? entrambi usati da una politica – da un uomo – cinica. Che cosa differenzia da Berlusconi che prima dice e poi disdice ? Abbiamo sempre saputo che il “privato” è “politico”, anche qusta volta ne abbiamo -ahimè – la conferma.
    con affetto
    Maria Merelli

  3. Ahi, ahi, cara Mariella…come mi ci ritrovo in ciò che scrivi…un caro pensiero per Vittorio Foa, ti abbraccio

  4. sottoscrivo con amarezza cara Mariella. Verranno almeno tempi decenti?

  5. Cari amici, ad alcuni ho risposto in privato. molte altre persone mi hanno scritto e telefonato senza passare per il blog. Molte d’accordo, quasi nessuno in dissenso, tranne un’amica cara, davvero accorata per quella che ha considerato una mia caduta di tensione morale . Mi è molto dispiaciuto. No so come finirà questa vicenda. Per parte mia la lascio andare nella rete. Mi rendo conto che può essere usata per lotte e cordate che non mi appartengono. E non appartengono, più in generale, alla politica che interessa me e le persone che stimo.

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