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In ricordo di Roberta Tatafiore

Questo articolo è comparso sul numero di aprile di Leggendaria insieme ad altri due interventi, di Anna Maria Crispino e di Nadia Tarantini, accompagnati da  foto di archivio di “Noidonne” degli anni ottanta,  foto di Roberta insieme ad altre colleghe  e amiche del giornale.

A ogni primavera nei viali storici e nei lungotevere di Roma rinascono, di un verde tenue e sottili nel vento, le foglie dei platani. Scendono nei rami fino al fiume, accarezzano il cielo cristallino e i tetti dei palazzi antichi. A ogni primavera penso a quante volte vedrò ancora questo spettacolo incantato e auguro alla persone che mi sono care di gustarlo per tante stagioni. Roberta non sarà tra loro. Non la nutriva più. Forse nulla la nutriva più.

Tra la metà degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta il susseguirsi dei platani mi guidava letteralmente dalla mia casa alla redazione di noidonne. Lì c’era un collettivo di donne belle, appassionate e pensose. Controcorrente, in quegli anni che per molti (uomini soprattutto) erano, o di malinconia ripiegata dopo le passioni rivoluzionarie, oppure di apprendistato all’edonismo, al nuoto secondo corrente. Lì, a dove andasse la corrente, non badava nessuna. E Roberta meno di tutte. La ricordo fulva negli abiti, nei colori del corpo e dei gioielli, con un tratto leonino nell’eloquio, nella passione dell’argomentare, nella potenza quasi fisica del diniego rispetto all’opinione dominante, se non la convinceva. E spesso non la convinceva. Roberta era profondamente anarchica, ma non solo per carattere, piuttosto per la torsione particolare con cui usava la sua intelligenza e il suo rapporto con il mondo. E per me, che di quel collettivo ho avuto per un periodo la responsabilità, tutto ciò era un problema di non poco conto. Ci stimavamo, io la consideravo, oltre che una donna di grande fascino, una professionista acuta e affidevole. Ma ci divideva qualcosa che sarebbe riduttivo rinserrare nei comportamenti, che aveva a che fare con la battaglia delle idee fra le donne in quegli anni e negli anni a venire. In che contesto si colloca la libertà femminile, ammesso che il contesto abbia rilievo? Può fiorire autonomamente, anche per una scelta di metodo che mette il resto del mondo “tra parentesi”? Io ho sempre pensato di no, ho sempre portato due passaporti in tasca, quello del femminismo e quello della ricerca sulla democrazia e le sue regole, e della pratica delle istituzioni. Per Roberta anche un solo passaporto era troppo: non esitava a sgualcirlo, a perderlo di tanto in tanto, pur di seguire fino in fondo il suo demone. Da qui spesso le nostre divisioni, anche i nostri scontri, su molte questioni concrete: dalle azioni positive, alle quote, all’utilità in sé di legiferare su aborto e violenza sessuale, alla prostituzione, al valore del voto e delle istituzioni. Erano grandi discussioni e grandi rabbie, talvolta seguiti da lunghi silenzi.

Più tardi ci siamo ritrovate per momenti. Le nostre diverse strade di lavoro ci hanno portate lontane e l’intensità della nostra consuetudine di allora non si è mai trasformata in un’amicizia privata. Negli ultimi incontri non facevamo più faville. Forse ero cambiata soprattutto io, dato il più modesto affidamento che ormai faccio sui miei passaporti.

E’, credo, il senso di incompiutezza, che mi fa apparire il suo gesto come puro strazio. Non ho vissuto la tenerezza amicale che fa spazio alla compassione profondamente vissuta, né ho partecipato di un’ avventura intellettuale che fa pronunciare ad alcune le parole “rispetto” e “atto di libertà”. A me resta il vuoto. E una preghiera, se in qualche luogo Roberta può ascoltarla: “non ci indurre in tentazione”. Credo che la mia generazione di donne, al momento in cui il sole declina, abbia bisogno di tanto coraggio per vivere.

Indiana a Genova e la “grande” notizia

Il 19 di marzo si è presentato “Indiana” a Genova. Al tavolo Silvia Neonato, ex giornalista del Secolo XIX, amica carissima, e animatrice infaticabile della cultura delle donne in città, Francesco Surdich, preside della Facoltà di Lettere, Giulia Stella della segreteria regionale della Cgil, Andrea Ranieri, assessore alla cultura e anche lui amico e compagno di molte avventure politiche. In sala tante persone care: tra le altre Lorenza Codignola, Mercedes Bo, Anna Castellano.

con silvia neonato

Tocca, come è giusto, a Giulia Stella dare la GRANDE NOTIZIA. Il ministero degli Esteri ha deciso di finanziare, con circa 470.000 euro in tre anni, il programma di cooperazione di Progetto Sviluppo con Sewa, il sindacato autonomo delle donne indiane. Se a questa somma di aggiugono i quasi 200.000 euro raccolti dalla Cgil il 12 dicembre (dato che ha deciso di destinare a questo progetto la somma risparmiata per la giornata di sciopero dei suoi quadri) si arriva a un “tesoretto”  davvero rispettabile, tanto più per l’India, dove il suo potere d’acquisto va moltiplicato di circa dieci volte rispetto ai nostri costi. E’ per me una soddisfazione immensa e inaspettata. Mi ero rassegnata all’idea di aver avuto un’avventurosa “borsa di studio” in età matura. Ora penso di essere stata anche un po’ utile.

Si discute di molto altro nell’incontro. Su un piano più teorico dello “sguardo migrante” che, nella società globalizzata, deve sostituire il mito dell’orientalismo, l’illusione dgli occidentali di parlare dell’oriente parlando in realtà di se stessi.

Su un piano più pratico si fanno pronostici e si formulano speranze sulle prossime elezioni federali indiane. Cominceranno il 16 aprile e, nella democrazia più complicata del mondo, dove ancora si va a votare in molti luoghi remoti a dorso di cammello e di elefante, andranno avanti fino al 13 maggio. L’augurio di tutti è che l’integralismo della destra non viva la sua riscossa.

Verona con tabla

E’ un grande piacere tornare a girare l’Italia, dopo l’India e dopo tanto tempo di stanzialità romana nel mio lavoro di ammnistratrice.  E’ un’Italia più bella e più viva di quella di cui si legge sui giornali.

Purtroppo, per via della sua presenza nei media, l’immagine di Verona  sfuma e si offusca sotto il profilo fin troppo netto del suo sindaco Tosi.

Così è una sorpresa ancora più intensa approfondire il rapporto con le amiche dell’associazione  “Ponti Onlus”. Un dialogo nato su questo blog con Susanna Mariotti, appassionata e conoscitrice dell’India  (da dove è appena tornata), e cresciuto poi in tanti scambi e tante mail.

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 “Ponti Onlus” non è un’associazione ricca. Vive di piccoli risparmi e sottoscrizioni, ma soprattutto di cultura, di amore per il teatro e di entusiasmo civico. E’ attiva in Argentina, dove il suo impegno è nella formazione dei giovani , e si prepara a varare un nuovo progetto anche in India. Cristina Baldesari e Francesca Dorizzi (nella cui casa incantata, con il frutteto che affaccia su canali fioriti di primule, vengo ospitata) sono tra le protagoniste di tante iniziative.

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La  presentazione di “Indiana”  avviene in una splendida sala con affreschi quattrocenteschi, la Sala Da Lisca. Una folla inaspettata, ma anche una grande concentrazione. Sul palco di  calde assi di legno Elisabetta Giuspoli accorda la tabla nella penombra di candele e grandi sterlizie arancio. Dopo la musica comincia un lungo dialogo, fitto e confidenziale, fra me e Susanna su “Indiana”. Poi tante lettrici si avvicinano, commentano, hanno il libro con sè, mi chiedono di lasciare loro un pensiero. Grazie a tutte.

 

Di ritorno da Bari

Ieri, 14 febbraio, in una Bari insolitamente gelida e nevosa, presento “Indiana” alla splendida libreria Laterza, già teatro di tanti incontri di donne. Riconosco nelle foto Miriam Mafai, Elena Doni, Dacia Maraini e tante altre. Domani sera è attesa Anna Foa.

Anima e animatrice del luogo è Maria Laterza. Le presentatrici sono Giusi Giannelli e Patrizia Calefato, ambedue docenti universitarie e protagoniste del movimento delle donne a Bari. Mi colpisce la loro lettura scrupolosa, completamente distante dal narcisismo mondano. In particolare il loro gusto e il loro amore per la lingua, per la sua espressività.  Giusi mi fa notare che, anche qundo il mio racconto dell’India si fa duro, non uso mai un linguaggio, come lei dice, da grand guignol. Mi tornano alla mente tanti giovani scrittori maschi, indiani ma non solo.  Talvolta il loro linguaggio diventa pulp.  Sembra in debito verso il cinema.

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A cena condividiamo le nostre preoccupazioni politiche e culturali. Maria, Giusi e Patrizia, insieme ad altre, stanno cercando di costruire un coordinamento dei diversi gruppi di donne presenti a Bari. Parliamo di quanto ci appaia preziosa l’organizzazione in un momento così drammatico per il nostro paese e di quanto in passato l’abbiamo, forse colpevolmente, sottovalutata.

Luciano Anelli, che ha partecipato alla presentazione del libro ed è intervenuto sul rapporto fra femmnismo e linguaggio femmnile, mi invia con grande tempestività due fotografie. Si riconoscono, al centro, Patrizia Calefato e, a destra, Giusi Giannelli.

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Foto del 30 giugno

Un’amica, Silvana Licursi, mi invia tre foto, belle e allegre, della presentazione di Indiana alla Sala stampa estera di Roma il 30 giugno scorso. Grazie.

Sono riconoscibili da inistra: Marina Forti, Elisabetta Rasy, Emma Fattorini, Giuliano Amato, Carmine Donzelli, Mariella Gramaglia, Laura Salvinelli

Da Mumbai

Fabio Lucheroni, l’amico itialiano e bombaita di adozione di cui parlo nel capitolo finale di “Indiana”, dedica una recensione al libro sul suo blog, insieme a una bella foto di me e Laura Salvinelli nel traffico di Ahmedabad, nei giorni in cui è venuto a trovarci insieme a Patrizia Costa e a scoprire con noi un altro pezzo di India.

Per chi è interessato all’India il suo blog è una fonte preziosa, di notizie, di informazioni dalla stampa, anche economca, indiana, di immagini, e soprattuto di numeri. In una rubrica, “I numeri parlano”, riesce a descrivere sinteticamente l’India meglio di tanti saggi e pamphlet.

Laura Salvinelli

E’ arrivata ad Ahemdabad un’amica e una splendida fotografa: Laura Salvinelli. Resterà qui a lavorare con me e con le amiche di Sewa fino alla fine di luglio. Il nostro obiettivo è raccontare volti, storie, lavori, sorrisi e sofferenze di una comunità di donne che ci sta insegnando molto. Vorremmo allestire, con le sue foto e i miei testi, una mostra a Roma entro la primavera del 2008.

 

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